Arcana imperii. I segreti dell’impero – terza puntata

Saturnino, il governatore ribelle è in fuga dopo la battaglia. Riuscirà a mettersi in salvo?

Antunacum, campo di battaglia.

Sono in rotta. Il fronte si è spezzato. Il governatore Lucio Antonio Saturnino, dall’alto del suo cavallo, guarda davanti a sé, incredulo. L’elegante manovra a tenaglia che aveva pensato gli si è rivoltata contro. La XXI Rapax, attaccata sul fianco destro dalla cavalleria di Norbano, non ha retto l’urto, ed è stata travolta. I suoi cavalieri giacciono nel fango disarcionati e uccisi, e il nemico si è avventato sui suoi legionari, lasciandoli a terra, gli scudi abbandonati, i cadaveri riversi sul terreno. Chi ancora è rimasto in piedi cerca di spostarsi verso il fiume. Lì la fanteria di Traiano risale massacrando tutti coloro che si trova davanti. La XIV Gemina non riesce ad arginare quella perfetta macchina di distruzione, sistematica ed efficiente. Quel maledetto ispanico! Ne aveva sentito parlare bene, ma si è rivelato ancora migliore di quanto gli avessero riferito. Di là dal fiume, i pochi Catti sopravvissuti sono bloccati e non possono venire in aiuto. È una disfatta.

«Le catapulte, le catapulte!» Un tonfo sordo a pochi passi da lui. Gli onagri, dopo aver distrutto il ponte, sono stati rigirati di nuovo verso di loro, e ora dal cielo piovono proiettili di pietra. Saturnino si appiattisce sul ventre del cavallo. «A terra! – gli urla uno dei suoi tribuni – Così siamo troppo facili da colpire!»

Il governatore scende, il suo cavallo fugge impaurito. A piedi, in mezzo alla mischia, Saturnino per un attimo non vede più nulla, stordito dal rumore, dal caos. La pioggia battente crea al suolo come una nebbia fatta di schizzi di fango e di umidità sospesa, da cui emergono le braccia e i busti dei legionari. Nessuno gli bada, tutti stanno combattendo con furia disperata per salvarsi la vita. Il giovane tribuno accanto a lui grida e cade, trafitto. Saturnino lo schiva, indietreggia, si volta, inizia a correre non sa nemmeno lui bene dove. Al margine del campo di battaglia ricorda una selva, se riesce a raggiungerla forse sarà al sicuro. Estrae il suo gladio e si fa largo, dando spallate a chi lo intralcia nel cammino, senza nemmeno badare se si tratti di suoi soldati. Per correre più velocemente ed essere meno riconoscibile si recide la cinghia di cuoio che gli tiene fisso l’elmo in capo e lo getta via, maledicendo di dei di non potersi slacciare anche la corazza. Ansima, i calzari affondano nel terreno ridotto ad una palude. Il cuore martella, il respiro è spezzato, un ronzio sordo gli rimbomba nelle orecchie indefinito, finché non si trasforma in qualcosa di più noto e chiaro, il suono di zoccoli di cavalli alle sue spalle. Si volta di scatto, vede emergere dalla nebbia grigia un drappello di ufficiali, li riconosce dal mantello rosso e dai cimieri. Lo hanno riconosciuto, sono lanciati verso di lui. Corre, incespicando e scivolando, con la forza di una sovrumana disperazione. La selva è lì, di fronte, la vede, sta quasi per raggiungere l’intrico umido dei cespugli quando una mano lo afferra per i capelli e lo tira, facendolo cadere all’indietro. Saturnino si trova seduto sul terreno, le mani nel fango, il respiro affannoso e spezzato. L’ufficiale che lo ha agguantato lo costringe a girare la testa verso il comandante del drappello.

«Ecco il Governatore della Germania Superiore, Lucio Antonio Saturnino, il cane che si è fatto chiamare imperatore! Cosa ne dobbiamo fare, Marco Ulpio Traiano?»

Saturnino fissa il volto dell’uomo a cavallo, i suoi occhi neri, i lineamenti duri da soldato abituato alla spietata legge della guerra. Gli lancia uno sguardo che è una muta preghiera: non vuole affrontare la vendetta di Domiziano. Traiano per un attimo lo scruta, come valutandolo.

«Uccidetelo.» dice.

Estratto dal video-mapping con le stele dei soldati che hanno combattuto nelle legioni di Traiano.

To be continued… vi aspettiamo il 3 marzo con la prossima puntata!

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