Columna mutãtio – LA SPIRALE

L’installazione “Columna mutãtio – LA SPIRALE” di Luminiţa Țăranu è ispirata alle fonti che hanno indotto Apollodoro di Damasco a ideare la Colonna Traiana – gli itineraria picta, i volumina e le pitture trionfali. Interpretando aspetti essenziali del capolavoro romano: il continuum compositivo,  l’originaria policromia, le varie chiavi di lettura, l’artista ha creato un’opera di massima sintesi strutturale e raffigurativa, snodata e svuotata di materia, ridotta alla pura geometria. Il messaggio che l’artista, di origine romena, trasmette, è la “mutazione” di significato che avviene nel volgersi della storia: nata per celebrare la conquista della Dacia da parte dei Romani, la Colonna Traiana è diventata nel tempo il simbolo dell’inscindibile legame storico tra l’Italia e la Romania; se nel passato evocava le due guerre portate dall’Imperatore contro Decebalo, il Re dei Daci, oggi il capolavoro romano è anche testimonianza visiva dell’origine del popolo romeno. L’installazione è una spirale realizzata completamente in alluminio, composta da un nastro largo 90 cm (circa 3 piedi romani) e lungo 30,05m, tenuto in forma da una struttura tubolare calandrata. È dipinta interamente attraverso la stampa serigrafica a mano, che la rende opera unica. Ha una lunghezza di circa 12,50m e un diametro di 1,40m. È stata progettata in un rapporto di proporzione con la Colonna Traiana di 1 a 3.  Le 7 Spire hanno una torsione forzata, come avvolte ad un ipotetico fusto.

Il lato interno riporta un omaggio al popolo Dacico, attraverso simboli della cultura e della spiritualità tramandati nel tempo attraverso reperti archeologici, di cui alcuni legati al tema della morte. Il contrasto bianco e nero tra le scritture – vicine al carattere lapidario Romano – evoca il senso del dramma, ma in un modo contenuto e riflessivo, con tracce di gioia, sentimento tipico dei Daci prima di affrontare il sacrificio.

Il lato esterno, a colori, ispirato al fregio marmoreo, richiama la forza della vita. La scrittura s’intreccia con gli elementi iconici – impulsi di memoria – diventando immagine. Le raffigurazioni interpretano in linguaggio iconico allusivo delle figure statuarie della Roma antica, umanizzate e connesse, dove il corpo umano non è ispirato all’anatomia, ma al corpo umano “opera d’arte”. L’opera ha un’impostazione orizzontale, come richiamo al reperto archeologico quale oggetto musealizzato. L’intento dell’artista è di creare un dialogo tra la memoria di quel passato raccontato dal fregio marmoreo, rivissuto nel presente, e il nostro mondo contemporaneo. L’installazione è accompagnata da quattro quadri/testimone, dettagli ingranditi di momenti essenziali del percorso lavorativo, con la finalità di creare una complementarità tra la tridimensionalità della Spirale e la bidimensionalità pittorica.

Progetto struttura e allestimento, Arch. Pietro Bagli Pennacchiotti

 

 

 

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