Focus sulla Dacia: a tu per tu con la storia attraverso i calchi della Colonna Traiana e le statue dei daci

 Lucrezia Ungaro

Calco di un rilievo della Colonna Traiana: particolare della testa di un Dace
Calco di un rilievo della Colonna Traiana: particolare di un gruppo di soldati romani

Nel suo Foro l’imperatore traduce in marmo le gesta, la politica, i rapporti e le relazioni, non solo con gli “umani” ma anche guardando verso l’alto, con il mondo divino. La mostra privilegia due strumenti fondamentali di questo complesso piano di comunicazione: la Colonna Traiana, attraverso alcuni dei preziosi calchi conservati nel Museo della Civiltà Romana, e le statue maestose e severe dei Daci esposti sulle facciate più importanti degli edifici forensi: il fronte sud (l’aula trisegmentata), le facciate dei portici della piazza, la facciata della Basilica Ulpia.

I calchi permettono di presentare al pubblico un “assaggio” delle infinite possibilità del fregio di sviluppare piani di lettura diversi, fornendo preziose informazioni non semplicemente sulle vicende belliche, ma anche sui molteplici aspetti dell’organizzazione e della vitalità dell’esercito romano, quale autore di opere di ingegneria, esperto di navigazione su mare e su corsi d’acqua, costruttore di accampamenti, fulcro di future città, organismo capace di coinvolgere e includere corpi “speciali” di militi che non erano cittadini romani, ma rappresentavano un formidabile apporto alle strategie sul campo con le loro specifiche capacità di combattenti.

Al tempo stesso, le scene concatenate le une alle altre, sebbene divise con interruzioni artificiali (soprattutto alberi), raccontano mille altri aspetti: dalla descrizione abbastanza puntuale di contesti urbani e paesaggi, alle tecniche di costruzione, all’organizzazione dei trasporti via terra e via mare.

Determinante nel racconto la dimensione che viene data al popolo dei Daci e alle sue classi sociali. I Daci appaiono nelle ambascerie ricevuti da Traiano, nelle richieste di clemenza per le famiglie (sempre con molti bambini), nelle scene di battaglia e in quelle cruente e violente, e alla fine nell’allontanamento dei superstiti verso le montagne: è un popolo decapitato delle classi dirigenti e destinato ad essere soppiantato dai nuovi coloni. I calchi ottocenteschi risentono sì dell’età, ma conservano intatto il loro fascino e la loro restituzione del capolavoro di scultura che tutt’oggi è la Colonna, permettendoci di avvicinarla, di essere anche noi a tu per tu con la Storia.

Le nostre statue in marmo bianco e pavonazzetto – il marmo “frigio” dall’Asia Minore caratterizzato dal colore violaceo maculato o striato – rappresentano il popolo vinto ma non in catene, come doveva apparire durante il vero trionfo, e nei suoi abiti “migliori” di rappresentanza, di misure diverse per adattarsi ai diversi ordini architettonici, lavorate per essere quasi incassate, o accostate a parete, oppure ancora libere come acroteri. La loro ripetizione è quasi ossessiva, supponiamo insieme al motivo delle armi scolpite e alla figura dell’imperatore!

Statua frammentaria di Dace in marmo pavonazzetto, dal Museo dei Fori Imperiali
Testa frammentaria di Dace con copricapo orientale in marmo bianco lunense, dal Museo dei Fori Imperiali
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