Fregi dal Foro di Traiano

Marina Milella

 

Per propagandare la propria immagine e la propria concezione dell’impero, Traiano, come i suoi predecessori, aveva a disposizione diversi “media”, che gli permettevano di raggiungere i numerosi cittadini e sudditi di tutto l’impero: testi letterari, iscrizioni, monete, ritratti ufficiali, e ancora marmi, rilievi, statue e decorazioni, che arricchivano gli edifici di cui aveva promosso la costruzione. La trasmissione del messaggio avveniva dunque prevalentemente tramite le immagini: ci si avvaleva però di un articolato linguaggio artistico e di un ricco repertorio iconografico di figure, che l’arte imperiale, a partire dall’epoca di Augusto, aveva già adattato ai propri obiettivi e arricchito di significati.

Fregio-architrave con Vittorie tauroctone (navata centrale della Basilica Ulpia), dal Museo dei Fori Imperiali
Fregio-architrave con grifoni e candelabri (esedre dietro i portici della piazza), dal Museo dei Fori Imperiali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra tutti i grandi complessi pubblici costruiti dagli imperatori, più degli altri i Fori Imperiali di Roma, nel centro del potere e destinati allo svolgimento delle cerimonie di stato e di alte attività istituzionali, si presentavano ai cittadini non solo come organismi architettonici perfettamente funzionali per le esigenze, ma soprattutto finivano con l’essere uno splendido mezzo per trasmettere l’immagine di potere e grandezza che l’imperatore voleva tramandare ai posteri. La vastità degli spazi e lo splendore dei marmi colorati degli interni concorrevano all’impressione generale di ricchezza e potenza; statue, iscrizioni e rilievi trasmettevano il messaggio propagandistico dell’imperatore e, ancora, fregi, ordini architettonici e particolari decorativi rendevano chiaro che lo spazio in cui ci si trovava era uno spazio “imperiale” e istituzionale, con il “tono” adatto e l’opportuna “atmosfera”.

Non tutti gli osservatori antichi avevano probabilmente la cultura o l’interesse necessari per cogliere tutte le sottigliezze delle allusioni simboliche in base alle quali l’imperatore e il suo entourage sceglievano cosa raffigurare su fregi e rilievi. Traiano, poi, probabilmente non aveva lo stesso gusto di Augusto per enigmi e indovinelli colti, con i quali il primo princeps si narra amasse divertirsi. Per tutti doveva però essere possibile cogliere l’effetto d’insieme e l’atmosfera solenne dei luoghi e, probabilmente, tutti erano in grado di confrontare lo spazio dove si trovavano con gli altri esempi simili di monumenti pubblici della capitale dell’Impero dovuti agli imperatori del passato.

In questo contesto, nel Foro di Traiano, negli spazi della piazza, si celebrava la vittoriosa conquista della Dacia, con un trionfo reso eterno nel marmo da una folla di statue di Daci e dai cumuli di armi che si ripetono nei rilievi. I fregi degli spazi interni avevano invece un tono differente, con figure in posizione araldica: Vittorie, grifoni, Amorini e sfingi celebravano in una atmosfera più rarefatta la potenza eterna dell’impero e dell’imperatore, in collegamento con le funzioni giudiziarie degli edifici e con la sua prevista futura apoteosi.

Per comprenderne il significato comunque non bisogna probabilmente “tradurre” una serie di precisi concetti, ciascuno rappresentato esattamente da una specifica immagine, per accostarli poi uno accanto all’altro tentando di ricostruire un discorso più o meno coerente, eventualmente seguendo la loro fisica successione nei diversi edifici del complesso lungo i percorsi che seguivano i frequentatori. I motivi (tripodi apollinei e crateri dionisiaci, ghirlande di alloro o di quercia e girali d’acanto, candelabri accesi con offerte, ghirlande e sacrifici) e le varie figure (Amorini con le gambe trasformate in foglie d’acanto, grifoni a testa d’aquila o a testa di leone, Vittorie, sfingi) continuano a mescolarsi e rimescolarsi nei diversi spazi, coinvolgendo anche il contemporaneo rifacimento del Tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare (sui cui pannelli a rilievo troviamo ancora Amorini, candelabri, ghirlande e sacrifici di tori). Ognuno di questi simboli ripete molti sovrapposti ambiti di significato con sfumature diverse: i diversi fregi sono cioè “polisemantici” e trasmettono l’idea di giustizia, potenza, vittoria, pietas (rispetto per gli dei e il culto), abbondanza, eternità, apoteosi. Questi significati si arricchiscono a vicenda l’uno con l’altro e si sono stratificati su queste figure-simbolo durante la lunga elaborazione del primo secolo dell’Impero. Si trattava dunque di trasmettere più che un messaggio preciso, diremmo un’“atmosfera”, che contribuiva a rendere lo spazio monumentale consono alla grandezza del potere imperiale.

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