I due padri e la costruzione dell’immagine

Simone Pastor

Busto di Trajanus Pater, dal Museo dei Fori Imperiali

 Traiano avrà per tutta la vita una grande considerazione per i suoi due padri: quello naturale, Marco Ulpio Traiano, e quello adottivo, Marco Cocceio Nerva. Lo capiamo anche dalla ritrattistica che conosciamo, dalle emissioni monetali e da alcuni ritratti del padre naturale, rinvenuti in luoghi molto significativi, che possono essere accostati ad un ritratto proveniente dal Foro di Traiano, forse appartenente ad una imago clipeata, ovvero ad un grande scudo marmoreo con ritratti al centro: vedremo l’importanza di queste “presenze” nel complesso pubblico più importante della capitale.

 

 L’impero romano si basava su dinamiche dinastiche. Dal primo imperatore Augusto (27 a.C.-14 d.C.), la successione alla suprema carica era “affare domestico”. Anche se formalmente secondo la legge romana le funzioni politiche non potevano essere ereditate, l’enorme prestigio di cui godeva la famiglia imperiale era condizione sufficiente affinché la persona che succedeva all’imperatore come capo della cosiddetta Domus augusta ricoprisse, allo stesso tempo, la posizione più forte nello Stato. Ciò significava che il potere imperiale era, de facto, se non de iure, trasferito ai membri della famiglia.

Durante la prima età imperiale pochi imperatori avevano figli sopravvissuti al momento della loro morte, così scelsero di adottare il loro erede. L’adozione divenne quindi il modo più comune per incorporare qualcuno in una famiglia romana, per scopi finanziari o sentimentali oppure, più banalmente, per garantire la prosecuzione della famiglia attraverso i maschi. In termini giuridici, non esistevano distinzioni tra i bambini adottati e quelli nati in un matrimonio legale, tuttavia vi era in genere, una chiara preferenza ad adottare persone già connesse alla famiglia per sangue o per matrimonio.

Così ad esempio, Augusto finì per adottare il figlio della sua seconda moglie, Tiberio (14-37), che era diventato suo genero attraverso il matrimonio con sua figlia Iulia.
Gli imperatori successivi ai giulio-claudii rivendicarono una sorta di continuità dinastica, sia sottolineando legami dinastici più o meno attendibili sia riproponendo nella titolatura il nome “Cesare”. I Flavi assimilarono sia il nome “Cesare” che “Augusto”, appellativi questi che divennero ben presto “titoli standard” per tutti coloro che governavano l’impero. Ma una certa continuità simbolica era certamente implicita. Al primo imperatore della dinastia Flavia, Vespasiano (69-79), succedettero i suoi due figli, per primo il maggiore, Tito (79-81) e, dopo la sua morte, il minore, Domiziano (81-96). Quando fu organizzata la congiura contro Domiziano nel 96 d.C., Nerva acconsentì a divenirne il successore. Ma il nuovo imperatore era ormai anziano, aveva 69 anni, ed era quasi inevitabile che dovesse iniziare a cercare un erede.

Giudicato troppo mite per il senato, Nerva subì una congiura che venne sventata e, ormai vecchio e malato, decise di adottare Traiano come figlio e come successore nella primavera del 97 d.C. Questa tuttavia non fu un’adozione spontanea. Le cospirazioni contro la sua persona avevano messo sotto pressione Nerva e l’adozione di Traiano – comandante delle legioni di Germania, più prossime all’Italia – avrebbe garantito all’imperatore un esercito fedele e pronto ad appoggiarlo e ad assicurare sicurezza alla sua persona e continuità al suo regno.

Traiano, figlio di un importante senatore, apparteneva a una famiglia di Todi, quella degli Ulpii, eminente e di rango senatorio. Gli Ulpii, italici d’origine, si erano stabiliti nella provincia iberica di Baetica (odierna Andalusia, Spagna). Grazie ai suoi legami familiari Traiano poteva contare su una notevole rete di amicizie influenti e altolocate non solo in Spagna, ma anche a Roma e in Asia Minore, oltre ad avere il sostegno delle legioni. Nel 98 d.C. alla morte di Nerva, Traiano divenne imperatore.

Anche se non siamo certi sulla reale “estraneità” di Traiano alla famiglia imperiale, alla quale forse era legato per linea femminile (dalla madre di cui sappiamo poco?) dobbiamo considerare questa la prima volta nella storia romana, e l’unica sino alla fine del III sec. d.C., in cui un imperatore adottò un successore non direttamente legato alla sua famiglia.

Evidentemente, Traiano imperatore doveva la sua posizione al padre adottivo, ma questi non era stato né un amministratore esperto, né un generale. Il padre biologico, l’anziano e omonimo Traiano, invece, era stato un senatore molto apprezzato, con importanti incarichi militari conferitigli dai Flavi. Questo gli aveva permesso di salire al più alto grado della società. La reputazione dell’anziano Traiano potrebbe spiegare la sua inclusione nel discorso laudatorio – Panegirico – fatto dal noto magistrato e avvocato Plinio il Giovane nel 100 d.C. dove, verso la fine di questo lungo testo Traianus Pater [padre] è descritto come non del tutto divinizzato, ma seduto vicino alle stelle – proximam sideribus obtines sedem. Plinio immagina inoltre una discussione amichevole tra il padre biologico e quello adottivo di Traiano, se fosse maggiore l’onore di averlo generato, genuisse, o la gloria nell’averlo scelto, elegisse.

Sempre nel Panegirico Plinio affronta la novità dell’adozione di Traiano, motivandone la scelta:
“Nessun legame di parentela o relazione passava tra l’adottato e colui che adottava, se non che entrambi eravate ottimi e meritevoli; l’unico legame era quello dell’eccellenza condivisa, rendendovi degni di scegliere o di essere scelti … Né esiste un modo più adatto per adottare un figlio, se colui che adotta è il princeps … Se è destinato a governare tutto, deve essere scelto tra tutti … poiché non si tratta affatto di assegnare un padrone a degli schiavi”.

 

Aureo di Traiano per Traiano padre divinizzato, rovescio. N° 52593, dal Medagliere del Museo Nazionale Romano

 

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