L’elogio di Adriano per Matidia Maggiore

di Alessandra Balielo

Se Plotina era una moglie straordinaria, la nipote Matidia non era da meno: amatissima da tutti, fu per la coppia imperiale come una figlia e riuscì a risultare amabile perfino al genero, l’imperatore Adriano, che sposò la figlia Sabina.

Ecco le parole di Adriano in lode della suocera (Laudatio Matidiae: Corpus Inscriptionum Latinarum XIV 3579)

[Patrem meum post adeptum] principatum ac deinceps usque ad illam [gravissimam valetu]dinem qua diem suum obiit comes et contubernalis secuta est], verendo ut filia comitate nulla non fa[ciens pro eo nec umquam morosa] visa est.  [Sed quid plura dicam de] moribus socrus meae? Nam qui potuit effici [ut nemo] clarissim[ae] feminae gravitatem ferret omnino ne[ve singularem integritatem] summe probaret? [Discretim ac] singillatim de virtutibus eius omnia quae [ipse novi exequere]r si non ita victus essem praesenti confusione [ut nequeam dicere qua]e velim: et dicere tantum quae possim indig[nor, cum non occurrat quod] aut laudibus eius dignum aut dolori meo [sit compar. Ob oculos] est imago tristissima socrus optimae labentis [aur]is etiam num strepunt luctuosis conclamatio[nibus propinquar]um mearum.                                 

[Quare inopiam ani]mi mei sublevate et ea quae pulchre scitis de moribus [mement]ote si potius ut nota dicentur quam ut nova. [Fuit marit]o carissima post eum longissimo viduvio in eximio flore [aetatis] summa pulchritudine formae castissima, matri suae bene merentissima, ipsa mater indulgentissima, cognata piis[sima omnes iuv]ans, nulli gravis, nemini tristis, iam quod ad me attinet [prius merito singu]lari post tanta modestia uti nihil umquam a me pe[tierit] pleraq[ue] non petierit quae peti maluissem. Inter meas [vices optuma]e voluntatis, plurimis et longissimis votis precata, talem [me qualem optavera]t vidit. Gaudere fortuna mea maluit quam frui. 

Seguì come compagna di vita e di viaggio mio padre da quando ottenne il principato fino alla gravissima malattia che causò la sua morte, onorandolo come una figlia, facendo per lui tutto senza essere mai di peso. Che cosa dovrei dire di più sul carattere di mia suocera? Come sarebbe stato possibile non riconoscere la serietà di questa nobilissima donna e non ammirarne l’eccezionale onestà? Vorrei parlare in maniera dettagliata di tutte le sue virtù, che ho ben conosciuto, ma non posso, perché sono sopraffatto dal dispiacere: e mi rincresce dire solo ciò che posso, e non ciò che sia degno delle sue lodi o adeguato al mio dolore. Davanti agli occhi ho la tristissima immagine della mia buonissima suocera sofferente, e rimbombano alle mie orecchie i pianti luttuosi delle mie parenti.

Perciò aiutate l’inadeguatezza del mio animo e ricordate tutto ciò che sapete del suo carattere, anche se non si diranno cose nuove, ma note a tutti.

Fu molto cara al marito, e dopo di lui, ancora giovane, visse un periodo molto lungo di vedovanza, castissima e bellissima. Era molto obbediente e rispettosa con la madre, e lei stessa fu una madre molto indulgente e  rispettosa verso i parenti. Aiutava tutti, non fu severa o dura con nessuno; per quanto riguarda me prima ebbe straordinari meriti, poi fu tanto moderata da non chiedermi mai nulla e da non chiedere molte cose che avrei preferito mi fossero chieste. Fu molto benevola riguardo alle mie sorti, e dopo aver pregato molto  e a lungo, mi vide come aveva desiderato vedermi. Preferì godere della mia fortuna piuttosto che servirsene.

(traduzione Alessandra Balielo)

 

Adriano con questo commovente elogio paga il suo debito di riconoscenza verso Matidia, che con Plotina era stata artefice del suo matrimonio con Sabina e probabilmente aveva contribuito alla sua discussa designazione come successore di Traiano.

Ritratto di Matidia Maggiore
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