Morte in Asia – terza puntata

Fino a che punto è lecito spingersi per salvaguardare l’impero? Il medico Critone dovrà scegliere se sacrificare un innocente per evitare una guerra civile. Il destino dello schiavo Fedimo è appeso ad un filo. Si salverà?

«Ecco, tutto è compiuto.»

Plotina scosta la tenda leggera che protegge il giaciglio di Traiano, si china, appoggia le labbra alla fronte del marito. Nonostante sia calda per la febbre, sa che sta baciando ormai un cadavere. L’imperatore è lontano, rapito da un sopore che lo accompagna verso le braccia della morte.

Attiano sta rileggendo il testamento, sotto il quale è stampigliato il sigillo imperiale che Plotina ha apposto essa stessa, guidando la mano del marito.

«È perfetto, nessuno potrà contestare la legittimità dell’atto. – conferma – Publio Elio Adriano è ufficialmente figlio dell’Augusto e tuo, domina, ed erede dell’impero.»

«Allora lasciatemi qui con lui. Attenderò con lui che il fato si compia.»

Critone e Attiano si allontanano in silenzio, aprendo la porta. Nel corridoio, seduto ad attendere, vi è il giovane segretario che si alza, e fa per rientrare nella stanza.

Attiano però lo blocca con un la mano e gli elargisce uno sguardo sprezzante: «L’Augusta vuole rimanere sola. L’imperatore non ha certo bisogno di un segretario attorno, ora.»

Calca volutamente la parola “segretario”, con sarcasmo. Le guance del giovane si imporporano e lui fissa Attiano negli occhi, con aria di sfida: «Strano, mi è sembrato che avesse appena dettato un atto ufficiale. Ci sarà una lettera da stendere per il Senato, e stilarla fa parte dei miei compiti.»

«I tuoi compiti sono sempre stati troppo vasti. È ora che tu rientri nei ranghi, ragazzo!» sibila il Prefetto, che ha sempre mal sopportato la confidenza di Fedimo con l’imperatore.

«Suvvia, basta, non mi sembra davvero il caso di alzare la voce qui.  Sono certo che l’imperatrice apprezzerà la compagnia di Fedimo in questo triste momento. Vai, ragazzo.» si intromette Critone per calmare gli animi, e spinge Attiano verso il patio, facendogli capire che devono occuparsi di cose più urgenti.

«Farai partire subito la missiva per il tuo figlioccio?» chiede infatti al Prefetto. Adriano è stato il pupillo di Attiano, e i rapporti fra i due sono sempre stati stretti e amichevoli.

«Sì certo – conferma Attiano – subito. Deve essere qui il più presto possibile. Ci dovrebbe mettere un giorno, un giorno e mezzo al massimo… però, se malauguratamente…»

«Non ti preoccupare – lo rassicura il medico – se Traiano dovesse morire prima dell’arrivo a Selinunte di Adriano, io e l’Augusta avremo cura di non far trapelare la cosa. È vitale che non si creino vuoti nella catena di comando.»

Attiano annuisce: «So di poter contare sul vecchio commilitone che è in te. Ma c’è un’altra cosa che potrebbe darci dei problemi…»

Critone lo guarda stupito: «Cosa? Nessuno di noi parlerà, puoi starne sicuro!»

«Noi no. Ma c’è quel ragazzo.»

Critone aggrotta le sopracciglia stupito: «Fedimo intendi?»

Attiano sbuffa: «Sono certo che sia stato lui a parlare male a Traiano di Adriano. È un piccolo intrigante che si è montato la testa perché Traiano lo ha sempre trattato come se fosse qualcuno… tu sai cosa si è sussurrato di loro due…»

Critone scuote la testa: «E tu sai cosa si inventano le malelingue di corte? Quando Traiano… quando Adriano salirà al trono potrai sempre farlo mandare in qualche villa a fare l’intendente e togliertelo per sempre di torno, se proprio non lo sopporti. È solo un liberto, in fondo!»

«Ma hai sentito cosa ci ha detto prima. Scrivere gli atti della corrispondenza dell’imperatore era il suo compito. E lui è stato con Traiano tutto il tempo, Critone. Ha visto in che condizioni era l’imperatore. La lettera… il testamento. Qualcuno potrebbe trovare molto strano che Traiano abbia fatto scrivere un testamento direttamente a me e dettato una lettera a Plotina, quando c’era il suo segretario personale, il ragazzo che si occupa della sua corrispondenza… Se ti raccontassero una storia del genere, non troveresti bizzarro anche tu che nessuno di noi lo abbia chiamato per fargli scrivere materialmente l’atto? Basterebbe che riferisse questo per far sorgere dubbi sulla nostra versione.»

«Be’ sì, ma nella concitazione del momento, l’emergenza… andiamo, Attiano, non vorrai che qualcuno si fissi su una stupidaggine del genere…»

Attiano si avvicina all’amico e abbassa la voce: «Sei disposto a rischiare la testa per questo? Adriano ha molti nemici, e non è detto che accettino la sua adozione pacificamente, Critone. Che succederebbe se riuscissero a prendere il ragazzo per interrogarlo? Hai visto il sospetto nei suoi occhi? Qualcosa non gli torna. E poi è giovane, un piccolo schiavetto cresciuto in casa, viziato come un figlio, non un soldato come siamo io e te. Pensi che resisterebbe alla tortura? È un problema. E i problemi, come ci insegnava Traiano al fronte, vanno risolti alla radice.»

Critone sbianca: «Ma…ma… Plotina gli è affezionata! E poi, se venisse assassinato sarebbe una cosa ancora più sospetta..»

Attiano fissa il medico con una espressione vaga: «E chi ha parlato di omicidio, amico mio? Una disgrazia, piuttosto. L’imperatore sta morendo per delle febbri maligne, e il suo giovane coppiere lo ha vegliato giorno e notte, esponendosi al contagio. Se malauguratamente dovesse anche lui ammalarsi e morire, ciò non susciterebbe particolari sospetti, non credi? Specie se tu garantissi di averlo curato personalmente.»

Critone lo guarda negli occhi: «Ti rendi conto di cosa mi chiedi?»

«Di mettere al sicuro l’impero da una possibile guerra civile, cosa che già in parte hai fatto aiutandoci nel nostro inganno. Ti chiedo di completare l’opera, Critone, per evitare che tutto sia vano.»

Un grido. La porta della camera dell’imperatore si apre. Plotina, pallidissima, appare sulla soglia.

«Critone! L’imperatore ha avuto una crisi!»

Il medico e Attiano corrono al capezzale. Traiano è sul letto, il volto pallido, la labbra livide. Critone gli prende il polso, si china a cercare il respiro, tasta la giugulare, poi scuote la testa: «È morto, domina.»

Fedimo, che è ai piedi del capezzale, scoppia in un pianto dirotto, sconsolato. Plotina, al centro della stanza, resta immobile, come impietrita. Non un gesto, non una lacrima, solo uno sguardo disperato negli occhi che guardano il marito.

«Chiudete  le porte! – intima Attiano – e che nessuno esca da questa casa finché non è partito il messaggero che porterà la lettera che annuncia l’adozione ad Adriano e al Senato di Roma! Nessuno. Per nessun motivo. Nessuno tranne noi deve sapere che l’imperatore non è più!»

Poi, chinandosi verso Critone che sta ricomponendo il corpo, gli sussurra: «Il ragazzo. Occupati del ragazzo.»

Fedimo è pallidissimo, continua a singhiozzare e pare respiri a fatica, come se il caldo e la stanchezza l’avessero tramortito di colpo. Critone si china su di lui che è inginocchiato a terra: «Figliolo, sei molto provato, probabilmente hai la febbre anche tu. Vieni con me, ti darò qualcosa per calmarti…»

«Ma l’imperatore… non posso lasciarlo… e l’imperatrice…»

«No, non ti preoccupare, non puoi più fare nulla per lui. Ci occuperemo noi di Plotina. Ora sei tu che ti devi riprendere.»

Si avvicina al tavolo, prende una coppa e velocemente, da una delle boccette che ha con sé, fa cadere nell’acqua qualche goccia di colore scuro: «Ecco, bevi, non potrai essere utile a nessuno se non riesci nemmeno a reggerti in piedi. Saranno giorni complicati.»

Fedimo prende la coppa e beve, senza sospetto.

Critone e Attiano si scambiano un lungo sguardo d’intesa.

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