Il Panegirico di Plinio il Giovane ci parla di Plotina e Marciana

Plinio il Giovane venne eletto console sotto Traiano, nel 100 d.C. In quell’occasione pronunciò un’orazione di ringraziamento, che poi ampliò per pubblicarla. È un prezioso documento storico, di cui vogliamo presentarvi qui alcuni estratti del panegirico, sulle figure femminili più importanti della vita di Traiano: la moglie Plotina e la sorella Marciana.

di Alessandra Balielo

Ecco la parte del Panegirico di Plinio riguardante Plotina.

Plinio il Giovane, Panegirico 83

Tibi uxor in decus et gloriam cedit. Quid enim illa sanctius? quid antiquius? Nonne, si Pontifici Maximo deligenda sit coniux, aut hanc, aut similem (ubi est autem similis?) elegerit? Quam illa nihil sibi ex fortuna tua, nisi gaudium, vendicat! quam constanter, non potentiam tuam, sed ipsum te reveretur! Idem estis invicem, quod fuistis: probatis ex aequo: nihilque vobis felicitas addidit, nisi quod scire coepistis, quam bene uterque vestrum felicitatem ferat. Eadem quam modica cultu! quam parca comitatu! quam civilis incessu! Mariti hoc opus, qui ita imbuit, ita instituit: nam uxori sufficit obsequii gloria. An, quum videat, quam te nullus terror, nulla comitetur ambitio, non et ipsa cum silentio incedat? ingredientemque pedibus maritum, in quantum patitur sexus, imitetur? Decuerit hoc illam, etiamsi diversa tu facias. Sub hac vero modestia viri, quantam debet verecundiam uxor marito! femina sibi!

Tua moglie contribuisce al tuo onore e alla tua gloria. Infatti che cosa c’è di più santo di lei?  Che cosa di più antico? Se un pontefice massimo dovesse scegliere una compagna, sceglierebbe lei, o qualche altra simile a lei (ma dove se ne trova una simile a lei?). Della tua fortuna ella non rivendica per sé altro se non la felicità. Con quanta costanza onora non la tua potenza, ma la tua persona! Nei confronti l’uno dell’altra siete come eravate prima; la vostra stima reciproca è immutata; la felicità non vi ha dato niente in più, se non che avete cominciato a sapere quanto bene ciascuno di voi regge alla felicità. E lei, quanto è semplice nell’abbigliamento, quanto è sobria nel seguito, quanto modesta nel portamento! Ora questo è merito del marito, che così l’ha istruita ed educata: a una moglie basta la gloria dell’ ubbidire. Vedendo come nel tuo seguito non si scorgono terrore e arroganza, non camminerà lei pure in silenzio? E per quanto le permette il sesso, non imiterà il marito, che cammina a piedi? Ciò le starebbe bene anche se tu facessi diversamente. Ma con una tale modestia dell’uomo, quanto rispetto deve la moglie al marito! E una donna a se stessa!

(Traduzione Alessandra Balielo)

Una moglie davvero unica! Ma il merito è tutto del marito.

Comunque: l’autorevolezza, la serietà, la saggezza e la moderazione di Plotina riescono a emergere anche tra i soliti stereotipi tipici di Plinio.

Questo quadro ben si accorda con l’adesione di Plotina alla filosofia epicurea, testimoniata dalla lettera da lei scritta agli Epicurei di Atene, e dai ritratti, che la mostrano sempre con la semplice acconciatura a treccine raccolte in una coda sulla nuca.

 

Vediamo cosa scrive Plinio nel suo Panegirico riguardo a Marciana, sorella di Traiano.

 

Plinio il Giovane, Panegirico, 84

(1) Soror autem tua, ut se sororem esse meminit! ut in illa tua simplicitas, tua veritas, tuus candor agnoscitur! ut, si quis eam uxori tuae conferat, dubitare cogatur, utrum sit efficacius ad recte vivendum, bene institui, aut feliciter nasci.

(2) Nihil est tam pronum ad simultates, quam aemulatio, in feminis praesertim: ea porro maxime nascitur ex coniunctione, alitur aequalitate, exardescit invidia, cuius finis est odium.

(3) Quo quidem admirabilius existimandum est, quod mulieribus duabus in una domo parique fortuna, nullum certamen, nulla contentio est.

(4) Suspiciunt invicem, invicem cedunt: quumque te utraque effusissime diligat, nihil sua putant interesse, utram tu magis ames. Idem utrique propositum, idem tenor vitae, nihilque ex quo sentias duas esse. Te enim imitari, te subsequi student.

(5) Ideo utraque mores eosdem, quia utraque tuos habet: inde moderatio, inde etiam perpetua securitas. Neque enim unquam periclitabuntur esse privatae quae non desierunt.

(6) Obtulerat illis senatus cognomen Augustarum, quod certatim deprecatae sunt, quam diu appellationem patris patriae tu recusasses: seu quod plus esse in eo iudicabant si uxor et soror tua quam si Augustae dicerentur.

(7) Sed quaecunque illis ratio tantam modestiam suasit, hoc magis dignae sunt quae in animis nostris et sint et habeantur augustae, quia non vocantur.

(8) Quid enim laudabilius feminis quam si verum honorem non in splendore titulorum sed in iudiciis hominum reponant, magnisque nominibus pares se faciant etiam dum recusant?

Tua sorella, come si ricorda bene di esserti sorella! Come si ritrova in lei la tua schiettezza, la tua franchezza, il tuo candore! In chi la confronta con tua moglie, nasce il dubbio se a vivere bene contribuisca meglio una eccellente educazione o una nascita fortunata. Niente conduce alle inimicizie più della rivalità, specialmente tra le donne. Ora questa nasce dalla compagnia, viene nutrita dall’uguaglianza, si infiamma per l’invidia, e termina in odio. Tanto più dunque degno di ammirazione deve essere ritenuto il fatto che due donne, in una stessa casa e di pari grado, non abbiano tra di loro gare o contrasti. Si onorano a vicenda, a vicenda si rispettano, e poiché ti amano entrambe moltissimo, credono che non debba loro importare chi di loro due tu ami di più. Hanno entrambe lo stesso fine, seguono lo stesso tenore di vita, e da niente ti accorgi che sono due. Te desiderano imitare, te desiderano seguire. L’una e l’altra hanno gli stessi costumi, poiché ciascuna ha i tuoi: di qui nasce la loro moderazione, di qui una salda fiducia per l’avvenire. Infatti non correranno mai il rischio di diventare private, loro che non hanno mai cessato di esserlo. Il Senato aveva offerto loro esibito il titolo di Auguste, ma esse a gara lo rifiutarono, fino a quando tu rifiutasti il nome di padre della patria, forse perché giudicavano più onorevole l’essere chiamate l’una moglie, l’altra sorella piuttosto che Auguste. Ma qualunque ragione abbia causato una tale modestia, tanto più sono degne di essere auguste nei nostri cuori, e di essere ritenute tali, proprio perché non portano tale titolo. Infatti, quale cosa è più gloriosa per le donne del riporre l’onore vero nella stima degli esseri umani più che nello splendore dei titoli, e del rendersi degne di grandi titoli proprio rifiutandoli?

(Traduzione Alessandra Balielo)

Ritroviamo, e non poteva essere altrimenti, alcuni stereotipi tipici della mentalità romana, alquanto misogina. Le donne rivaleggiano tra loro, ma Marciana e Plotina no, loro vivono in amorevole concordia. Addirittura sembrano una persona sola, nell’affetto e nell’imitazione del principe. Le donne devono essere modeste, e Marciana e Plotina rifiutano, a gara!, il titolo di Augusta e puntano invece alla stima degli altri, non cessando mai di comportarsi come matrone qualsiasi.

Le donne esistono solo in relazione all’uomo, e qui l’annullamento arriva fino al punto che di Marciana non c’è nemmeno il nome: è solo “sorella di”.

Le parole di Plinio possono sembrarci esagerate e forse stucchevoli, ma sicuramente dovevano avere un riscontro nella realtà, pena il ridicolo. Quello che possiamo ricavare è che esisteva uno splendido rapporto tra Marciana, il fratello e la cognata Plotina, e che, pur vivendo ai vertici del potere, Marciana conservava un carattere onesto e sincero e un comportamento modesto.

 

 

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