Politica interna. Welfare donne

Lucrezia Ungaro

Plastico in gesso dell’Arco di Ancona, dal Museo della Civiltà Romana

 

I due archi di Ancona e Benevento ci aprono la via ad una sezione fondamentale della mostra, quella sulle donne e sulla politica interna di Traiano, oggi diremmo: pari opportunità e welfare, sostegno alla piccola impresa e ai giovani!

Traiano infatti eredita da Nerva le azioni intraprese dall’anziano imperatore nel suo breve regno (96-98 d.C.) per cercare di ristabilire i principi di equità, giustizia, benessere, con aiuti per bambini poveri, distribuzione di terre a contadini in difficoltà, aumento dell’approvvigionamento di grano e altre materie prime. Nel contempo, Nerva sceglie il suo successore anche per le sue qualità di generale amato dalle sue truppe, perché capace e presente sul campo di battaglia accanto ai suoi uomini. Traiano sembra così sommare tutte le caratteristiche del migliore degli uomini che possano aspirare al ruolo di imperatore: per questo sarà coniata dall’amico scrittore e poeta di Traiano, Plinio il Giovane, la definizione che poi sarà adottata dal senato nel 114 d.C., Optimus Princeps, che il migliore diventi imperatore!

Per mantenere la prosperità in Italia la caratteristica principale delle iniziative promosse da Traiano nel campo sociale fu aumentare il sostegno alle nuove generazioni.

Sui Plutei che ora sono conservati nella Curia (sede del Senato, ubicata all’interno dell’area del Foro Romano), si vede Traiano che brucia i registri delle tasse e che instaura l’“Institutio alimentaria”, introdotta da Nerva, ma che ora trova la sua piena realizzazione: ovvero la possibilità di prestiti ipotecari ai proprietari terrieri, i cui interessi venivano destinati al mantenimento di giovani bisognosi. Infatti, con i soldi provenienti dalla conquista della Dacia, Traiano da un lato ripopola di contadini liberi l’Italia, fornendo loro terra, sementi, attrezzi e casa, chiedendo in cambio un moderato interesse annuo, dall’altro con questi interessi istituisce collegi per ragazze e ragazzi poveri e per gli orfani dei suoi legionari che possono così avere cibo e istruzione (maschi e femmine), creando di fatto una classe di tecnici e militari che costituirà l’ossatura dei futuri regni di Adriano ed Antonino.

 

 

Alessandra Balielo

 L’Institutio alimentaria

 

 Con l’Institutio alimentaria Traiano riprese e incrementò un provvedimento creato da Nerva (Epitome de Caesaribus, 12,4), che aveva istituzionalizzato una prassi già esistente attuata da privati. Si trattava di un programma a carattere assistenziale che doveva favorire l’incremento demografico e lo sviluppo agricolo tramite la concessione di prestiti ipotecari ai proprietari terrieri: gli interessi erano destinati al mantenimento e all’istruzione dei bambini degli agricoltori.

Il sussidio degli Alimenta Italiae che, come scrive Dione Cassio garantiva “molte elargizioni alle città italiche per il sostentamento dei bambini”, ricorre anche sulle emissioni monetali con diverse iconografie. Sul rovescio di una di esse (RIC II 93) compare l’imperatore, togato, che tende la mano destra verso due bambini protesi verso di lui. Su altre monete la liberalità dell’imperatore è rappresentata da una figura femminile con spighe di grano e cornucopia.

Vari documenti epigrafici testimoniano l’attuazione del provvedimento: ad Ameria (Amelia, Terni) la collettività fa una dedica all’imperatore a nome dei bambini Ulpiani (CIL XI 4351 nomine puerorum et puellarum Ulpianorumex senatus consulto publice); un’epigrafe di Auximum (Osimo, Ancona) celebra la munificentia di Traiano verso la gioventù dell’Italia (suboles Italiae, CIL IX 5825). Nel decreto di Ferentino per T. Pomponio Basso (CIL VI 1492), uno dei commissari che avevano il compito di attuare lo schema alimentare, il provvedimento è definito“la cura con la quale l’imperatore provvede con la sua generosità all’eternità della sua Italia” (demandatam sibi curam ab indulgentissimo imperatore Cesare Nerva Traiano Augusto Germanico qua aeternitati Italiae suae prospexit secundum liberalitatem eius).

Lo schema relativo al territorio di Benevento è celebrato sui rilievi dell’Arco: in un pannello del secondo ordine del lato nord l’imperatore, alla presenza di divinità, affida due bambini alla dea Roma, rappresentata con corona turrita e con in mano un aratro; all’interno del fornice, in un pannello del primo ordine, Traiano e le personificazioni di Benevento e di altri tre municipi assistono all’offerta degli alimenti ai coloni e ai loro figli: a un tavolo un curator effettua la distribuzione.

Le modalità di attuazione del programma per il territorio campano sono riportate sulla tavola dei Ligures Baebiani, una popolazione trasferita forzatamente nel Sannio nel II secolo a.C. Per loro il fondo fu istituito nel 101 e ammontava a circa un milione di sesterzi: la tavola riporta l’elenco dei proprietari ai quali fu dato un prestito in cambio di obbligazioni e di canoni a titolo di interesse, versati a una cassa locale che sosteneva un certo numero di ragazzi, maschi e femmine, fino all’età adulta.

Un’altra importante testimonianza del provvedimento traianeo è la grande tavola di bronzo rinvenuta a Veleia (Piacenza), dove Traiano intervenne due volte: prima nel 102, e poi nel 107-114, quando grazie all’oro della Dacia la somma impiegata aumentò considerevolmente. Gli interessi delle cinquantuno ipoteche fondiarie, calcolati al 5% annuo, dovevano servire per 300 ragazzi e ragazze, nati liberi e poveri, di Veleia e del territorio.

L’Istituzione alimentaria fu applicata anche a Terracina: su una base proveniente dal Foro della città si legge la dedica da parte del Senato della città alla providentia di Traiano. La titolatura imperiale permette una datazione tra il 97 e il 102; sulle scene delle due facce laterali si riconosce l’imperatore in toga, a sinistra con un bambino e a destra con una bambina, che rappresentano tutti quelli che beneficiavano del programma.

Il programma traianeo venne applicato anche nelle province grazie a donazioni di privati: a Cirta, città della Numidia (Algeria), P. Licinius Papirianus donò 1.300.000 sesterzi alla città per mantenere 300 ragazzi e 300 ragazze ogni anno. A Enoanda, in Licia, Licinius Longus beneficò 250 ragazzi e ragazze e a Xanthos, sempre in Licia, un altro benefattore istituì un fondo per il mantenimento e l’educazione di tutti i bambini per sedici anni.

Anche le donne della famiglia imperiale, grazie alle loro ricchezze, diedero il loro contributo allo schema alimentare traianeo: Sabina figura tra i proprietari di Veleia e Matidia Minore nel suo testamento lasciò dei legati agli “assistiti di Varo” (Varianis alumnis), beneficiari di una fondazione alimentaria voluta da un membro della sua famiglia. Il modello rappresentato dalle donne della famiglia imperiale spinse molte matrone in tutto l’impero a diventare benefattrici e attive in opere di sostegno alla collettività.

A Terracina la matrona Celia Macrina lasciò una rendita a cento ragazzi e ragazze del luogo alimentorum nomine (CIL X 6328). Nella seconda metà del II secolo, a Ostia, Fabia Agrippina costituì una fondazione per il mantenimento di 100 puellae alimentariae, cento ragazze bisognose. A Hispalis (Siviglia) Fabia Hadrianilla (CIL II 1174), figlia di un ex console, moglie, sorella e madre di senatori incrementò con 50.000 sesterzi una fondazione già esistente (in ampliatione malimentorum) per ragazzi e ragazze già inseriti in uno schema alimentare: i pueri iuncini e le puellae titianae, epiteti che si riferivano probabilmente ai benefattori che avevano istituito lo schema.

L’Institutio alimentaria fu proseguita dalla grande fondazione imperiale delle puellae alimentariae faustinianae, istituita da Antonino Pio in memoria della defunta consorte Faustina, provvidenza ripetuta poi da Marco Aurelio per Faustina Minore.

 

Alimenta Italiae sul rovescio dell’aureo n. 87267, dal Medagliere Museo Nazionale Romano
Abundantia o Annona sul rovescio del sesterzio n. 92306, dal Medagliere Museo Nazionale Romano

 

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