Vendette imperiali – quarta puntata

Il prefetto del Pretorio Casperio Eliano si trova davanti all’uomo che ora è il nuovo imperatore. Traiano lo perdonerà o eserciterà una sottile vendetta?

Colonia, febbraio del 98 a.C.

«Comandante, questa convocazione non mi piace.» Lucio Barbato, il trecenarius, cioè il tribuno militare più alto in carica della guardia pretoriana, è nervoso. Nel grande atrio grigio e freddo del palazzo del Governatore di Colonia si sente insicuro, abituato com’è al sole e al caldo dell’Urbe. Casperio Eliano sbuffa: «Smettila di fare la ragazzina, sei un soldato. L’imperatore Traiano ci ha chiamati qui perché deve affidarci una missione particolare. Non c’è nulla da temere.»

«Ma lui è pur sempre il figlio di Nerva e noi…»

«Piantala! – sbotta il prefetto – Traiano non provava nulla per Nerva, si conoscevano a stento. È stato adottato per una questione di opportunità: era semplicemente il comandante più vicino a Roma in quel momento, e lui lo sa benissimo. Non ha mai avuto legami particolari con la corte, è un militare come me e te. È un uomo pratico. Sa che gli possiamo essere utili e non abbiamo ragione di tradirlo.»

Un servo, con un veloce cenno, indica loro di seguirlo. Attraverso un’infilata di corridoi i due soldati vengono condotti non alla sala di ricevimento ufficiale, ma a quella privata. Marco Ulpio Traiano li aspetta lì, assieme a due suoi attendenti, seduto su una normalissima sedia di cuoio pieghevole, con davanti un piccolo tavolo su cui sono cumulate carte geografiche delle regioni vicine. La stanza sembra la replica di una tenda del campo di battaglia: nessuna suppellettile, arredi essenziali, nessun lusso. Sul fondo, un baule che a occhio può contenere tutto ciò che si trova lì e può essere spostato in ogni momento. Quest’uomo, si dice Casperio, vive come se fosse sempre in guerra.

«Domine, siamo arrivati or ora da Roma e ci presentiamo per ricevere i tuoi ordini…» comincia Eliano.

«Certo, certo – taglia corto Traiano – saltiamo i convenevoli, Casperio Eliano. Finalmente ci conosciamo di persona. Ero curioso. Hai uno stato di servizio per molti versi ammirevole.»

«Mi sono sempre battuto per la salvaguardia di Roma.» replica Eliano sulla difensiva.

«Non ne dubito. Ma mi lascia perplesso che questo abbia compreso anche tenere prigioniero l’imperatore e fargli pressioni perché nominasse suo successore chi volevi tu.»

Casperio avvampa: «Domine, non devi credere alle malignità che ti sono state riferite. La situazione era critica, e tuo padre, il compianto divino Nerva, era molto provato. Dire che lo abbiamo tenuto prigioniero è inesatto; lo abbiamo tenuto al sicuro dai possibili pericoli di congiure e dai traditori che si annidavano vicino a lui. E la prova è che è morto poi serenamente nel suo letto, come ti hanno riferito le lettere ufficiali.»

Traiano sorride sarcastico: «Già, peccato che quei resoconti fossero stati preventivamente epurati da te, come tutta la corrispondenza che proveniva da Roma. Credi che non lo sappia? Non ti è stato difficile convincere il Senato a mandarmi dei resoconti edulcorati su quanto era successo in quei mesi, e Nerva li ha controfirmati per non insospettirti. Ma lascia che ti presenti qualcuno: Caio Rubio Alessandro, fai un passo avanti!»

Il giovane tribuno si sposta nel cono di luce disegnato dalla piccola lucerna che Traiano ha sul tavolo.

«Vedi? Questo ragazzo per mesi ha portato missive di nascosto fra Roma e Colonia. È stato lui a recapitarmi anche la prima lettera di mio padre, l’imperatore Nerva, che mi spiegava come si era arrivati alla mia adozione. Vuoi che te la legga? Senti cosa dice:

Potranno scrivere ogni genere di menzogne, ma la verità è questa sola. Casperio Eliano è stato il mio aguzzino e il mio carceriere. Quando sarai arrivato al soglio imperiale considera tuo dovere, figlio mio, vendicare tuo padre come Augusto vendicò il suo, il divo Giulio. Crise di fronte alla crudeltà di Agamennone invocò l’aiuto del dio Apollo dicendo: “Paghino i Danai le mie lacrime con i tuoi dardi!”. Ebbene, figlio mio, tu sarai il mio Apollo, e diverrai vendicandomi l’indiscusso sole di Roma.»

«Ma… ma…» Casperio Eliano si accorge solo ora che un drappello di militari è entrato dalla porta di soppiatto. Sente che gli mettono una mano sulla spalla e gli bloccano velocemente i polsi per trarlo in arresto. Anche il suo tribuno è immobilizzato.

Traiano si avvicina a lui e lo guarda negli occhi: «So che tutti avete pensato che io non fossi particolarmente legato a Nerva, e che quindi non mi sarei sentito vincolato alla sua memoria. Ma per me l’impero è la cosa più sacra, e Nerva era l’impero. Chi gli ha mancato di rispetto ha mancato di rispetto a Roma, e Roma io ho giurato di proteggere con la mia vita. Sei condannato a morte, Casperio Eliano, e con te tutti gli uomini che ti hanno appoggiato nella tua sedizione. Non amo la crudeltà, ma venero la Giustizia, perché senza la giustizia nessuno stato può sopravvivere.»

Casperio Eliano viene trascinato via. Traiano guarda le carte sul tavolo, e i due ufficiali che sono rimasti con lui. Sorride.

«Lo so, è tardi. Siamo tutti stanchi. Ma devo ancora studiare per qualche tempo queste carte: le tribù del confine non sono ancora del tutto pacificate. Domani sarà una giornata lunga. Come sempre, del resto. Se volete andare a dormire, andate pure.»

I due soldati si guardano fra loro e poi rispondono, all’unisono: «No, Domine, restiamo con te.»

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