Vendette imperiali – seconda puntata

Nerva scopre di essere accerchiato da nemici nel suo stesso palazzo. Riuscirà il vecchio imperatore a sconfiggerli e riprendere le redini del suo impero?

Roma, Palazzo imperiale, agosto del 97 d.C.

Tossisce. Tossisce. Una fitta acuta gli trafigge il costato, come se una lama lo trapassasse all’improvviso. Il respiro gli si spezza, un sudore gelido gli scorre lungo la schiena. Un conato di vomito lo scuote. Marco Cocceio Nerva si aggrappa al piccolo tavolo di fronte a lui con l’istinto disperato di chi si sente venire meno.

«Domine!» il giovane schiavo Proclo si slancia veloce per afferrarlo prima che cada a terra, lo stende sul divanetto per consentirgli di respirare, gli asciuga con un panno i sudori dalla fronte, gli porge sotto le narici un’ampolla di sali profumati. Nerva per un attimo sembra un corpo svuotato: il volto cianotico, le labbra livide, gli occhi senza espressione. Poi un altro colpo di tosse lo squassa, ma al tempo stesso lo rianima. Un lieve rossore gli imporpora le guance, il respiro torna. Proclo è quasi più pallido di lui, ora. Si volta spaurito verso Partenio, il maggiordomo di palazzo. Il liberto con un gesto nervoso allontana il ragazzo e si china sull’imperatore.

«Domine, il medico ti ha detto di evitare di stancarti. Sarebbe meglio se oggi non uscissi e ti riposassi.»

Nerva non si lascia ingannare dal tono in apparenza sollecito. Negli occhi di Partenio non vi sono partecipazione né pietà. Sta valutando la situazione come è solito fare in ogni circostanza. Il capo dei cubicolari è un gelido calcolatore e un politico scafato, abituato ad amministrare le vite altrui a suo vantaggio. Entrambi sono sopravvissuti a guerre civili, rivolte, stragi, congiure e a ben sette imperatori, impresa che a pochi altri è riuscita, sia fra i senatori che fra i cortigiani. Dell’ultimo, Domiziano, Partenio ha pianificato l’assassinio con meticolosa precisione. Sospettava che l’imperatore stesse per condannarlo a morte, e ha preferito giocare d’anticipo. Ha trovato un sicario pieno di astio nei confronti del principe, lo ha sobillato, ha pensato a come farlo entrare nella reggia celando un coltello sotto una falsa fasciatura del braccio. Ma su un particolare l’efficienza di Partenio si è incagliata. Morto un imperatore, se ne deve fare un altro. E lui e i suoi sodali – il prefetto del pretorio Petronio Secondo e persino Domizia, l’augusta – si sono ritrovati con un enorme problema: trovare un successore.

Lì è entrato in gioco lui, Nerva.

È stato buffo vederli arrivare circospetti in delegazione alla sua domus a tarda notte, poche ore prima di consumare il delitto, e sentire i loro discorsi in principio vaghi e allusivi, e poi, pian piano, sempre più circostanziati, fino all’esplicita richiesta di accettare la porpora ed essere il nuovo imperatore. Nerva si era divertito a fingere dapprima di non capire i sottintesi, poi di essere stupito per l’offerta, anche se ormai da qualche settimana le voci nel Senato serpeggiavano, e lui sapeva bene che colleghi ben più prestigiosi di lui si erano defilati, ritenendo che la congiura sarebbe fallita e che Domiziano avrebbe fatto strage dei partecipanti. Lui, Nerva, è stata la loro ultima scelta. Chi mai del resto avrebbe pensato come imperatore a lui, che non aveva mai combattuto in guerra, non era mai emerso in nessun campo particolare ed era riuscito a evitare purghe, epurazioni e mattanze non tanto perché accorto, ma perché opaco, quasi invisibile? Quando aveva accettato, nei loro occhi aveva visto sollievo, ma anche un’ombra di stupore. Molti oltre a loro si chiedono ancora adesso perché si sia lasciato coinvolgere in quell’impresa che pareva suicida, e abbia acconsentito ad accollarsi un compito tanto pesante e ingrato. Nemmeno da giovane ha mai mostrato particolare ambizione. E adesso è un vecchio tormentato da un male oscuro e senza scampo. Non capiscono che è proprio questo che lo ha spinto. La morte non può spaventare chi sa di essere già destinato a spegnersi a breve. L’idea di venire giustiziato da Domiziano, o finire egli stesso ucciso dal pugnale di qualche congiurato, lo spaventa meno della lenta, dolorosa agonia che lo consuma. Per questo qualche mese prima ha potuto affrontare Crasso che lo voleva uccidere. Quello che a tutti è sembrato un atto di supremo coraggio, era in realtà la noncuranza della disperazione. Preferirebbe cento gladi nel petto piuttosto che lo stillicidio quotidiano delle crisi di respiro, dei rantoli. Occuparsi degli sfiancanti problemi di Roma è sempre meglio che affrontare il pensiero del male atroce che si fa strada in lui.

Così deglutisce a forza, si impone di ergersi dal divanetto ignorando la fitta che gli serra il costato, guarda freddamente Partenio e dice con la voce più ferma che trova: «No, sto meglio, ho delle udienze, seguiremo il programma previsto… ma cos’è questo trambusto?»

Dal corridoio che porta agli appartamenti imperiali si sente infatti provenire un rumore di passi pesante, come di soldati, grida di schiavi che fuggono e tonfi di cose rovesciate alla rinfusa. Il battente massiccio viene spalancato con violenza. Un drappello di pretoriani armati fa irruzione nella sala. Dietro a loro c’è Casperio Eliano, il Prefetto del Pretorio, che sogghigna, armato di tutto punto. Si trascina accanto, tenendolo per un braccio, il suo collega Petronio Secondo, che zoppica vistosamente, ha i polsi legati con una corda, e sul volto segni di percosse.

«Casperio Eliano, come ti permetti di entrare qui senza aver ricevuto ordini in proposito? E perché Petronio è legato? Che cosa significa tutto ciò?» chiede l’imperatore.

«Che è ora di fare i conti, Domine. I tuoi pretoriani sono stanchi di venire comandati a bacchetta da chi ha ucciso il tuo predecessore. Vogliamo che gli assassini siano puniti come prescrive la legge. Uno te lo abbiamo portato noi, qui. L’altro è quello che sta accanto a te, Partenio. Siamo venuti a prenderlo.»

Un grido, due dei soldati agguantano Partenio e lo fanno ruzzolare per terra. Nerva d’istinto si china per cercare di far rialzare il cubicolario, ma Casperio Eliano lo sovrasta immediatamente, e gli punta alla gola il filo della spada: «Domine, lasciaci fare il nostro lavoro. Non permetteremo che resti al potere nessuno di coloro che hanno ucciso a tradimento Domiziano.»

Gli occhi di Nerva sono pieni di ira fredda. Sibila: «Stai minacciando me, prefetto? Il tuo imperatore? Cosa vuoi fare, sgozzarmi? Fai pure, alla mia età non temo certo di morire.»

Casperio ritrae la spada, ma sarcastico indica i suoi uomini: «Siamo i tuoi pretoriani, Domine. Noi non uccidiamo gli imperatori. Però vogliamo essere certi che l’impero sia nelle mani dell’uomo migliore per Roma, e che tu scelga un successore all’altezza del compito.»

I soldati esplodono in una risata all’unisono. Partenio e Petronio Secondo sono trascinati via camminando a carponi, fra gli scherzi della soldataglia, mentre il giovane Proclo, esangue in un angolo, singhiozza. Due pretoriani fedeli a Casperio rimangono di guardia all’appartamento. Nerva può solo ingoiare la bruciante risposta che gli è salita sulle labbra – e ricacciarla in gola. È prigioniero nel suo stesso palazzo.

 

 

To be continued… Vi aspettiamo il 24 marzo!

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